Ok, immaginate una persona fittizia seduta in una cucina, davanti al suo caffè.
Immaginatene un’altra, ancora più fittizia, perchè si si può essere piu’ o meno vacui e sfocati, si può essere piu’ Immaginari di altri.
Io sono quella più immaginaria.
Ora immaginate che la seconda scriva queste righe alla prima :
“Yesterday, I woke up sucking a lemon”
diceva Thom Yorke aprendo una delle sue canzoni piu’ belle,
in quanto spesso si accorgeva che alla mattina assumeva la stessa espressione involontaria che scatena il
“sour tasting”.
Quella stessa espressione schifata che fai tu quando uscendo di casa vedi quell’uomo con la valigetta che cammina andando verso il suo ufficio, o quella che assumi la domenica sera quando sei contrariato e allo stesso tempo profondamente deluso e incapace di fronte all’inconcludenza della tua vita.
Niente allarmismi, nessuna sorpresa, leggeva da questo saggio di From come l’uomo necessiti di amore a causa del suo distacco dalla natura dell’istinto animale : un animale trova nell’armonia con al sua natura e nella sua non coscienza la pace che gli permette di sentirsi parte di qualcosa, di un “uno” di un mondo, quello naturale.
“L’amore vero è quello che si raggiunge nel momento in cui una persona non ama per essere amata, non ama perché è amata, ma ama per amare, ritrovando nell’atto stesso il compimento e il culmine dell’azione,senza cause né mete.”
Le persone amano per essere amate, perché sono amate, perche’ sono sole, perché hanno bisogno di non esserlo più,è questo l’errore piu’ banale che succede a tutti, amare allo scopo di riempirsi l’esistenza.
E forse, si è perché la maggior parte della gente è sciocca e agisce nell’amore come nella vita, sempre alla ricerca di un compenso, o motivata da una qualche spinta esterna che in un qualche modo si voglia chimare, spinta al raggiungimento di un vero obbiettivo, perché l’uomo medio vive i sentimenti come vive la sua economia, e la sua socialità, con lo stesso pragmatismo e immediatezza : Come ha lo scopo di lavoarre per diventare ricco, com’è spinto a studiare per poter lavorare, e tutte quelle cose e motivi che accomunano le altre persone.
così ti dico, forse questa tua mancanza di pragmatismo, di finalità,
questo tuo essere all’oscuro del motivo per cui vivi, del significato di ogni tua azione, o del motivo che ti spinge a compierla, della mèta vera che ci sia, del mero senso della tua vita, ti renderà un amante migliore, perché non avari causa né scopo, ti renderà un amante fantastico.
E’ la tua capacità di percepire il suono non nelle orecchie nè come chiave ma come stanza, quella dove non c’è suono per paradosso, se non quello così forte della solitudine da essere sordo.
E’ la tua capacità di non essere ciò che ci hanno insegnato che “dovrebbe essere” , è questa impressione che mi pervade sempre che non ti abbiano cresciuto qui ma da un’altra parte e che quindi tutto ciò che hai imparato tu l’abbia visto da una finestra diversa, come se avessi studiato il pianeta “terra” dal pianeta marte,e quindi fossi esonerato da tutte quelle leggi morali che ci portano a credere nelle piu’ disparate ed assurde combinazioni di ovvietà.
Questa tua meravigliosa essenza dell’artistico, di ciò che ti attrae, verso ogni conoscenza, verso ogni risposta, che non trovi, questa tua tendenza a rifarti ogni giorno di contrsensi, e amare la letteratura la musica, la pittura, la psicologia, l’astronomia, la biologia, la storia dell’arte, del mondo, di tutte quelle cose che appartengono all’atratto e al non astratto, e al modo fantastico in cui riesci a commistionarle nella tua persona.
La tua volontà di non arrederti mai a questo, e forse la tua volontà di non volerlo mai accettare.
E’ la tua capacità di non fare schifo, come fa tutto il resto,
e di fare schifo a tutto il resto proprio per questo,
e a volte di fare schifo anche a te stesso proprio perchè fai parte di tutto il resto.
Ti vorrò bene in modo incondizionato, perché tu hai fatto uan cosa che mai nessuno aveva fatto prima e che nesunò potrà fare mai : Non mi hai fatto sentire sola.
E non l’hai fatto apposta, non l’hai fatto per un qualche scopo o con un qualche motivo, l’hai fatto sempplicemnte perché sei .
Si : perché sei.
sei la persona più sveglia che io abbia mai conosciuto, lo sai,
e ti ripeto una cosa per l’ultima volta, anche se te l’ho già detta,
smettila di preoccuparti di essere grande per il mondo,e non voglio darti una botta di autostima ma farti capire la frase “non sottovalutare mai la necessità che qualcuno ti ricordi che vali qualcosa” :
tu sei già la più grande persona che conosco, e visto che sono una o forse l’unica che ti conosce a fondo, hai già capito che cosa voglio dirti : che per chi potrà saperti vedere come sei, sei già il migliore dei ” te” possibili.
“ITS’ LIKE….. WE WEREN’T MADE FOR THIS WORLD. “
Ti dico la verità, talvolta anche io me ne accorgo di rado, della lentezza necessaria alle cose per realizzarsi, del valore assai simbolico di ogni momento speso allo scopo di riuscire in una qualche impresa
Mi sono accorta di una cosa : c’è una armonia regolare che bilancia dolcemente ogni azione umana e ogni sentimento, c’è qualche meccanismo implicito nell’arte, nei sentimenti, che dà il ritmo a tutte le cose, quelle materiali e quelle astratte.
Le incoscienze quotidiane e le divagazioni mentali, il gesto di prendere in mano gli oggetti, o di infilarsi in bocca del cibo.
Quando mangi spesso volentieri una qualche cosa, il gusto sfuma dentro un’abitudine e svuota spesso l’azione del suo inziale godimento,piu’ la mangi e piu’ inesorabilmente per gradi ne oscuri ogni singola proprità, ogni simgola nota particolare, ogni aroma, fino ad appiattirlo perché nella nostre papille gustative si forma una specie di “noia” un continuum di percezioni di gusto che si appattisce fino a diventare una parte integrante di un processo inconscio. Quando hai tanta fame invece , se non mangi da giorni, addentando per la prima volta del pane, nella tua bocca riscopri inesorabilmente il piacere di assaporare un gusto più intenso, più forte, più denso, dentro la bocca si scatenano improvvisamente piacere e passione per ciò che stai facendo, facendo sembrare il pane più buono, quasi diverso, ne scopri qualche tono in più, un seme di sesamo che forse non sapevi ci fosse.
E così che funziona anche con le persone, come ce ne abituiamo, quando le rendiamo parte di noi e di ciò che viviamo ogni giorno, quando ci parliamo, quando interagiamo con le loro sensazioni, va scemando il senso dell’individualità, ma sopratutto va scemando l’esaltazione della bellezza e delle sfaccettature di ogni personalità, le cose in comune, le parole dette in più, e così succede quando non vediamo qualcuno per molto tempo, e ci sembra di rivedere spesso aspetti nuovi, di volergli ancora più bene, ma un bene intenso, che forse gli hai sempre voluto, ma che l’appiattimento dell’abitudine e della costanza, della presenza , spesso non ti ha permesso di notare. Quando rivedi qualcuno dopo tanto tempo, qualcuno a cui vuoi bene, ti sembra di volergli ancora più bene, perché ti eri diemnticato che cosa rende ogni persona un’animale bello : cioè ha dentro, ciò che ti dice.
C’è una strana connesione tra tutte le cose, tra il funzionamento delle azioni e dei sentimenti, dei meccanismi del subconscio, e di quelli del conscio, delle starne regole che funzionano, nella natura e nell’artificio di tutto.
In natura, in matematica,la regola e l’idea che ci sei una reazione uguale e contraria in un qualche moto fisico, chimico, un’energia meccanica che si conserva, un’altra cinetica che svanisce, è così lo stesso nella nostra vita.
Quale strana connessione tra il buio degli altri nella notte, e il ritronare ciclico del sole ogni giorno, quale filo sottile sta parallelo all’idea del dolore e del bene che ogniuno puo’ sentire, che ritorna che passa, e che va, che è contro ogni staticità forzata e ogni immobilità del cuore e della mente.
La distruzione dei canoni imposti, delle regole mentali, degli insegnamenti pedagogici nelle nostre vite, contro tutto ciò che è già in armonia, e non ah nessuna stabilità , ma si trova nel movimento stesso, nelle starne somiglianze tra le regole del cielo e della mente, le regole della terra , degli alberi, e quelle del cuore, le azioni incompiute, e i dolori ricevuti.
E’ come, quando prendi una mazzata forte, in senso metaforico, no?
Ti prendi una forte mazzata, sta male piangi, e ogni mazzata e una cosa a modo suo, con le sue parole le sue persone, eppure una volta imparata, una volta superata, una volta trovata la continuità del movimento, la ciclità e l’azione successiva che permette ne permette il compimento di una nuova, si riesce a sentirsi migliori, si riesce ad imparare dalla mazzata precedente, e a quella nuova se ne dovrà far seguita un’altra, anticipata da qualche strana gioi che l’ha portata con sè.
Il fatto che nella natura gli alberi una volta cadute le foglie, in autunno, diventino marroni, e poi spogli, e nella primavere ricomincino, di nuovo, con i fiori, i boccioli, i colori, i frutti nell’estate, che appassiranno di nuovo, mi fanno capire che abbiamo molto da impare dal mondo, abbiamo da imparare le stagioni, e le pioggie, e la calma e la pazatezza con cui un albero ricomincia ogni santa primavera, a rifiorire, senza mai protestare, senza mai muoversi, e subisce dolcemnte il tempo, e ahimè si, non darà mai gli stessi fiori, nè mai gli stessi frutti identici dell’anno prima, Nè ugualmente buoni, Nè ugualemnte gialli, ma non è forse questa la bellezza delle cose?
Il saper ricominciare, il superare le mazzate, l’avere fame ancora, il privarsi delle persone per riscoprirne le qualità, il venire della notte scura per poi vedere rinascere la luce, di un giorno che sicuramente saprà diverso, ma vive con tranquillità e lentezza, e sta immbile, e sa che ci sono delle regole, un sottile strato di armonia dolce sotto la pelle di qualsiasi cosa esista al mondo, e solo gli alberi sembrano aver capito di non potervisi sottrarre.
Solo gli uomini, si dimenano per la fama, e la richezza, si ammazzano per finire più in alto, per non morire, piangono in eterno glorie che non varanno mai.
E non imparano dagli alberi a stare fermi, e a riscorpire nella non staticità delle stagioni e delle gioie, il sapore della vita che esiste, ed esistera sempre , forte molto più forte della nostar volontà, ma sopratutto della nostra coscienza.
Un’altra mazzata, bene, l’ho presa e me la metto via, la mastico, piango e sto male, la prossima volta che ti vedrò avrò imparato qualcosa.
Non ho mai imparato a condividere, mi hanno detto una volta.
Mi hanno detto che sono egoista, ma che potrei, se solo volessi, essere diversa.
Mio caro papà, ti leggo questa lettera che non scriverai mai, perchè tu non lo sai…
e forse mai lo saprai.
“I told to be patient, I told you to be fine, i told you to be balance, I told you to be kind”
Caro papà, tu non mia insegnato nulla, perchè io non ho mai voluto ascoltarti,
perchè io ho sempre saputo dar retta soltanto alle cose inutili, quelle che nella vita di tutti i giorni non portano le pesone da nessuna parte,
papà, io non sono come le altre bambine, perchè io non ho mai saputo dove andare.
Mi hanno detto che per me non esistono le sfumature, perchè io so solo vedere i sottili strati di polvere che rimangono tra le cose che non sono ancora finite, e quelle che non inizieranno mai.
Mi hanno detto che parlo troppo, e che perdo il mio tempo a cercare di dimostrare che sono migliore, che me ne vado per le strade buie con i pensieri brutti e mi chiudo nei bagni delle stazioni perchè ho apura degli sguardi della gente.
Si papà, io ho paura, e mi hanno detto anche questo, io papà ho tanta paura, quando mi siedo sul marmo freddo, quei dieci centimetri di granito che sta a metà tra la portafinestra del mio terrazzo , tra il legno caldo del palquet del corridoio, e il cotto delle piastrelle dell’esterno, lì dove mi siedo ogni sera, mella stessa posizione e da un pò, con gli stessi pensieri.
Ho paura che rimarrò li per sempre, perchè è li che rimango da un pò, dove le parole sono finite, perchè le hai usate tutte, in tutti i modi e dandogli tutti i significati, e le emozioni devi afre finta di sintetizzarle come i profumi, di mescolare tante note diverse per arrivare, infondo a quella strada che non ho mai preso, quella di voi persone con l’equilibrio necessario per reggere il peso della mia schiena,si.
Perchè ora le mie ossa, le vertebre della mia schiena sono dei lisci sassi di un materiale scuro, vulcanico, una pietra lavica, e il mio corpo è una carta velina trasprente che non regge il peso di milioni di pietre pesanti, che mi tengono giù accasciata su questi pochi centimetri di granito.
Ho paura che dovrò fare il piccolo chimico molto presto, e dovrò sintetizzare i sentimenti come si fa con le molecole dei cibi, e dei medicinali, perchè non c’è più un limite tra quello che si può fare realmente con le sensazioni, e gli oggetti di tutti i giorni, oggi potrei distruggere le starde intere, solamente urlando, e farne di nuove cantando sottovoce questa canzone.
Perchè quando guardo quelle foto, dove una bambina guarda l’argine del fiume smezzando un sorriso sul volto sbiancato dal tempo, ora è più bianca che mai, e smezza le strade della sua coscienza alla ricerca dei motivi che la devono portare avanti.
Ho paura che sarò la musicista di cose che la gente non può ascoltare, come gli ultrasuoni, o la forza del vento che non puoi misurare se non hai un barometro ma che non possiamo negare.
Io papà, sono una di quelle cose, sono il momento in cui, nei corsi d’acqua, il flusso costante rigato e lucente s’infrange sulla pietra e prende un’altra via, sono il momento in cui la pioggia tocca i tetti delle cse, ma sono esattamente quello prima che arrivi per terra.
Sono quell’aria fosca e riflessa che si forma sull’assfalto d’agosto in lontananza quando è mezzogiorno, e non hai la certezza di quanto lontana sia casa tua, o di quale possa essere il rpimo numero da chimare se rimarrai a piedi.
Quado non hai più nulla, più davvero nulla, da difendere, che cosa t’importa infondo, potresti fare qualunque cosa, qualunque, perchè non hia puara di nulla e sei libero, perchè se non c’è più niente che ti vuoi stringere davvero, se hai perso il senso della misura, del controllo, e non ci evdi piu’ se è bianco o nero o rosso, quando addirittura nons ei piu’ nemmeno sicuro di sapere se quello che stai dicendo lo dici davvero, o fai finta, quando sei quasi certo che non sai più niente, sei libero.
E hai paura, paura di tutto ciò, perchè non puoi e non vuoi più fare niente.
D’impovviso i volti s’oscurano, e chiunque incontri per strada ti sta osservando, perchè no, non sei lo spettatore di quest’opera incompiuta, ma solo il pallido compositore di una musica , di una melodia di pianoforte, in mezzo a una strada trafficata, suoni il pianoforte e non t’interessa più se t’investirà un automobile, e domani non saprai più chi sei.
Perchè papà ho perso tutti i ricordi, e non so come cercarli.
Papà, ti dedico questa canzone di Bon iver, e ti dico che non so più cosa vogliano dire le parole.
Che Vorrei farti gli auguri, ma non so cosa augurarti, la tua figlia peggiore, è dato il meglio di sè a un’amore vano e distrutto in sè stessa, per sè stessa, e ha scoperto che non si ama, e non l’amerà mai nessuno.
Scusa papà,ho sempre saputo molto bene l’inglese.
Ho sempre saputo molto meglio di te, scrivere,
ma molto meno di chiunque altro , vivere.
Buon compleanno.
” When we were out , on the beach that night
the sun was down and the tide was high
and as the wind picked up you softly said
‘Im not made for love ‘
These weeks have been everything to me
I’m a fool for her
She looks to see
‘Darling why pick me ? i’m not made for love’
You are not made for love
You have make a big mistake
.. And when I think of all the things I shared
Love must got the best of me
‘cos i have found my place
but on the wind you said
’ You have made a big mistake ‘ “
- Metronomy (Not Made for Love, The English Riviera)
Rileggo la mia lettera, una due,tre volte.Ho avuto una brutta giornata,
e come le bimbe piccole, mi faccio infastidire dalle frivolezze.
Mi stupisco di quanto sia incredibilmente capace di spiegarti quello che volevo dire, senza avere la benchè minima intenzione di dirti un qualche cosa di sensato.
E’ da quando ho quindici anni che ogni natale penso ” Io, volevo nascere solo stupida”.
E tutto qui, rileggo le mie parole , te le scritte velocemnte con lepaura che non mi tornassero, con la paura che piu’ velocemente le avessi scritte piu’ forte ti sarebbe arrivato il pugno nello stomaco, le mie digressioni, le mie frustrazioni, ceracre dirti cosa fare, sregolatamente rimediare alla mia mancanza di pragmatismo e consigliarti di vivere in una serenità, piena di illusoria benevolenza e di finta compassione amichevole.
Ma a chi voglio mentire?
Infondo ci spero ancora di rincotrarti, se mai ti ho visto da qualche parte,
così anche stasera prendo al mai dose di ansiolitici,
faccio i conti e gli scrontrini alla mia coscienza ” ehi vecchi anche oggi la solita psicosi?? eh.. fai finta di niente, stiamo andando bene Magda, stai imparando a fingere così bene che quella maschera è diventata pelle” .
Benzodiazepina, 2,5 mg, principio attivo.
Buonanotte.
Anche stasera, nessun controllo.
“ti senti anche tu migliore vero?”
Faccio segno di sì con la testa.
“anche tu ti senti migliore vero Ellie?”
Si,ho vogli di dirle,ma piango perche’ le mie doti, quali che siano, le parti buone sepolte dentro e sotto tutto cio’ che sento cattivo,sbagliato,storto,sono molto meno semplici dell’abilità di un giocatore di colpire la palla con una mazza da baseball e rompere il tabellone dei punti,molto meno semplici di librarsi in aria in un triplo salto pattinando sul ghiaccio. Il mio essere migliore è diverso.
Le mie doti hanno per materia la vita tutt’intera , sono la percezione fin troppo lucida della crudeltà e del dolore del mondo.Le mie doti non sono connesse a nessuna abilità specifica. io sono un’artista mancata,piena di idee folli,di aspirazioni grandiose e perfino di un briciolo di felicità, ma senza una particolare capacità di esprimermi.(..)
Ossia, l’unica cosa che riesco a afre in questo momento, è essere depressa al tal punto di essere incapace di afre qualcosa di piu’ di stare sotto el coperte, in questa stanza con le lenzuola bianche.
( E.Wurtzel,Prozac nation 1996 )
” Sai, ….. e si! Mi ci è voluto un po’ di tempo lontano da te perchè in un periodo di fragilità mi sarei aggrapata alla tua idea facendo degenerare altrimenti il nostro rapporto e arrivando a tirare fuori il peggio di me.
Quando sto male mi aggrappo alle persone come se loro stesse potessero fare e le cose per me, se potessero plasmarmi darmi una qualche forma, quella che non riesco a trovare e che tormenta la notte i miei sogni”
“Dovremmo starcene un pò tutti zitti, seduti in qualche angolo di un ristorante con le gambe tra le braccia a patire il freddo per ore, e ancora non riusciremmo a sentire il limite : che Dio mi maledica perchè son nata con quella rara facoltà di percepire i toni sfumati delle figure che il mondo non ha dei suoi confini di carta e colla, Dio mi maledica!
Che cazzo, con le gambe tra le braccia, zitta e muta a guardare le persone passare per chidermi quella maledetta volta perchè vedo la crudeltà di ciò che mi si configura come realtà, se lo è, ti rendi conto che preferirei essere chiunque altro?
Ti rendi conto, che dove finisco io, no c’è nulla e non c’è nulla attorno?
la mia musica, e la mia piccola schifosa fossa scavata a forza di farmi sanguinare le unghie, non lo sentirei nemmeno se mi tagliassi le vene con una lama bollente quel limite che divide e circoscrive i vostri vuoti ignoranti, fatti di parole , di profezie e di credenze.
ma dove avete vissuto? Su che mondo siete cresciuti?
Non ci sto, e non ci sto da tempo, non ci sto, e non lo accetto.
Siamo tutti, infondo innamorati dell’idea :quella di sentirsi migliori deglia ltri con al presunzione di essere l’esclusivo gioiello della nostra stessa disgrazia : la coscienza.
Dove cazzo siete finti allora?
perchè ho sempre l’impressione che queste cose siano per voi meno importanti del lavoro che ogni giorno vi fa svegliare alle otto e incammianre per strada?
mettetevi, per favore , negli angoli dei ristoranti, al freddo, nelle giornate di dicembre e, chiudete gli occhi,
mettetevi in silenzio, e guardate glia ltri passare, prima o poi, alzandomi,
quel giorno che sentirò il limite e vorrò alzarmi, ne troverò qualcuno
uno di quelli rannichiati, agli angoli dei ristoranti con le gambe fra le braccia,
stanco perchè vede, lo stesso schifoso mondo che vive solo nella mia testa,
vuota, fredda, sola. “
BLOW UP YOUR MIND AND FIX SOME COLORS YOU COULDN’T FIND.
Credo che l’ignoranza degli altri mi spaventi come nessun’altra cosa,
il mio piu’ grande timore, non è forse quello di rimanere sola,
perchè sola sono,ma di leggere su un qualche libro che esiste qualcuno come me.
Il mio piu’ grande timore è trovarti da qualche parte, a fare qulche altra cosa, e nonostante passi il mio tempo a professare l’idiozia del mondo e la nullità delle vostre esigue e insignificanti parole,
è la mia stessa solitudine a farmi sentire migliore,
e a distruggermi la vita,
quella sformata,
sfatta, che ormai mi rimane, quella che non ahai piu’ voglia di fare, anche se devi ancora incominciarla.
” é un puzzle con un disegno orribile, che bisogno c’è di perdere tutto ‘sto tempo e tutta sta fatica a farlo?”
è così, io non ho già più vent’anni, ma da un bel pò.
Ormai.
Mai sottovalutare la necessità che qualcuno ti ricordi che vali qualcosa